Emilia Romagna: siamo proprio sicuri che abbia “vinto la sinistra”?

[…] È dunque abbastanza evidente che domenica scorsa non ha vinto né Bonaccini né il “buon governo” né tantomeno il Partito: ha vinto (e davvero di misura) un comprensibile voto contro. Contro Salvini, e il suo fascismo citofonico. Ma si tratta di una vittoria paradossale: la presenza di una estrema destra potenzialmente eversiva del sistema di valori costituzionale, diventa di fatto la garanzia del mantenimento al potere di quella destra (non sempre) moderata che è diventato il Pd emiliano.

A chi trovasse quest’ultima una definizione eccessivamente severa, ricordo: l’allineamento dell’Emilia Romagna di Bonaccini al progetto della “secessione dei ricchi” attuato attraverso l’autonomia differenziata, massimo obiettivo politico della Lega; una legge urbanistica mangia-suolo da palazzinari anni ’50, la peggiore d’Italia; l’opposizione di Bonaccini alla pur timidissima plastic tax del Conte bis: il segno di uno sviluppismo insostenibile, del tutto disinteressato al futuro; l’incapacità (nel migliore dei casi) di arginare una infiltrazione della ‘ndrangheta che sfigura in modo drammatico il tessuto economico e civile della regione; una sanità sempre più tagliata e privatizzata, con il consenso di Lega e Forza Italia in consiglio regionale; una politica securitaria e razzista indistinguibile da quella leghista (si legga per esempio il libro recentemente dedicato da Wolf Bukowski alla Buona educazione degli oppressi).

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